LA VIOLA ODORATA L. DUCHESSA DI PARMA:
un fiore storico unico
 

Violetta comune

La specie spontanea

Violetta di Parma

La specie cultivar

La Violetta di Parma non è da confondersi con la comune violetta. Se quest’ultima è una resistente specie selvatica a fiore singolo largamente distribuita su tutti i continenti, la prima, a fiore doppio, non è mai stata riscontrata allo stato spontaneo e per sopravvivere richiede il costante intervento dell’uomo. Si tratta di un’antica varietà cultivar dalle origini incerte. Si presume che in tempi antichi si verificò un’ibridazione casuale tra la comune violetta e fiori esotici, forse provenienti da Turchia o Persia, che produsse un fiore doppio di struggente bellezza. I primi documenti che testimoniano l’esistenza di viole doppie coltivate in giardini risalgono al XVI secolo, ma delle varietà ivi citate si è persa ogni traccia. La viola doppia riappare nella storia un paio di secoli più tardi, affermandosi specialmente a Parma non prima d’aver seguito un lungo cammino spiegato dalle vicende geopolitiche del tempo, al cui centro si staglia la Casa dei Borbone. Dal Medio Oriente il ceppo originario di questa varietà venne importato in Europa dai Mori, in particolare nella Spagna regnata allora da Filippo V. La porta di accesso in territorio italico fu il Regno di Napoli, dove il governo del figlio Carlo lascia pensare ai traffici di beni secondari fra le due corti. Questa varietà fa la sua entrata nella Penisola con il nome iniziale, e generico, di Viola Odorata Italica Pallida Plena, che ne esprimeva il pallore delle tinte cromatiche e l’inedita ricchezza dei petali. In un lungo peregrinare, il graduale diffondersi della sua presenza in territori specifici ne modifica le denominazioni, per lo più vernacolari, creando in tempi moderni non poca confusione ai fini di classificazione. In un primo momento, in cui si onora l’approdo in terra meridionale, viene chiamata Violetta di Napoli (ma anche Violetta Portoghese, se si omaggia una diversa tradizione). Successivamente, quando, sempre da Borbone a Borbone, con Filippo I, arrivò in terra parmense, diviene Violetta di Parma. Questa denominazione, in quanto di conio francese, restituisce un quadro della continua espansione del fiore anche nel resto dei giardini europei. E nonostante questi ultimi non mancarono di sviluppare selezioni proprie che ne evidenziavano la provenienza geografica (Violetta de Toulouse, Violetta de Bruneau…), Violetta di Parma resta il nome che le riduce a denominatore comune, abbracciando così tutte le viole doppie. Se la storia, infine, lo ha definitivamente prescelto e fissato per rappresentarne l’intero gruppo, è grazie all’impulso di una personalità, quella della duchessa “di Parma” Maria Luigia, che di questo fiore fece a suo tempo un’icona. E sembra che a questa donna fosse dedicata la viola doppia battezzata nella seconda metà dell’Ottocento col nome di Viola Odorata L. Duchessa di Parma. Resta ancor oggi da chiarire se si tratta di un mero tema di ridenominazione, o se ci si trova di fronte alla genesi di una nuova selezione, nata attorno alla figura della sovrana.

Maria Luigia e il culto della violetta

Raccontare la storia della Violetta di Parma significa ricordare Maria Luigia d’Austria.
La “Duchessa buona” assunse la reggenza del piccolo Ducato di Parma nel 1816. Il periodo che vi inaugurò viene ricordato come uno dei più prosperi della nostra città, alla quale la sovrana si dedicò con indimenticata dedizione. Sotto la sua spinta culturale, la forte predisposizione alla floricoltura e una spiccata predilezione personale, il nostro botanical godette al tempo di una straordinaria fortuna, al punto da diventare oggi il fiore simbolo della città di Parma. Le prime notizie certe di questa varietà appartengono al 1755, quando la sua coltivazione aveva luogo a Grasse, in Provenza, per l’industria del profumo. Dalle analisi condotte sugli erbari conservati nella Biblioteca Storica dell’Orto Botanico di Parma si presume che sul finire del secolo questa fosse già presente in territorio parmense. Rispetto al secolo successivo l’ipotesi è facilmente confermabile dalle numerose fatture emesse dalla fioraia ufficiale Madame Bernard, che testimoniano copiose forniture di Violetta di Parma all’indirizzo della sovrana. Un’entusiastica lettera scritta all’amica Louise de Guéhéneuc l’anno prima dell’arrivo a Parma, lascia inoltre dedurre che Maria Luigia poté verosimilmente occuparsi della coltivazione della specie anche nelle serre e i giardini delle residenze ducali.

“Vi pregherei di farmi avere […] qualche pianta di violette di Parma con l’istruzione scritta per piantarle e farle fiorire; forse il signor Lelieur [incaricato dei giardini e parchi imperiali] potrebbe svolgere questa commissione; spero che esse attecchiranno bene, poiché divengo una studiosa di botanica e sarei contenta di coltivare ancora questo leggiadro piccolo fiore […].”

Si tramanda che il legame della sovrana con questo fiore fosse stato tale da ispirare le ricerche di alcuni frati presso il Convento della Santissima Annunziata, terminate con la produzione del profumo soliflore “Violetta di Parma”. Questo capolavoro della cosmesi nacque come dono esclusivo per la duchessa e solo l’intraprendenza del parmigiano Ludovico Borsari, che ottenne la formula segreta nel 1870, lo elevò a prodotto di punta dell’industria profumiera italiana.

Da questa straordinaria storia ne è nata un’altra…

Il contributo di  Enfleurage®

Nel 2021 il fondatore si associa in qualità di volontario all’Orto Botanico di Parma che, attraverso la divisione universitaria ha condotto analisi genomiche volte a fare luce sul corredo genetico della specie. Qui preleva alcuni esemplari di Viola Odorata L. Duchessa di Parma e, maturando l’idea di investire il fiore a botanical d’onore all’interno di un gin parmense, ne cede la cura a Il Gelso, azienda agricola biologica certificata, nota nel territorio per la ventennale esperienza nella preservazione e coltivazione di specie antiche, la quale ne garantisce per il periodo di fioritura una raccolta sana e abbondante. Dopo un illuminante viaggio a Grasse, Capitale Mondiale del Profumo, e dopo un anno di studio condotto a metà fra archivi storici, trattatistica antica e racconti di nostalgici profumieri, è la storia stessa che gli indica a quale metodo di estrazione richiamarsi per il concepimento del gin. Si addentra così nel mondo dell’enfleurage. La leggenda tramanda infatti che fosse stata questa la tecnica utilizzata per creare il profumo ducale. Occorre un anno di sperimentazioni laboratoriali per l’ottenimento del risultato aromatico desiderato. E di nuovo è la storia a mostrare la via verso la definizione di un prodotto dal profilo narrativo sempre più nitido. Segue infatti l’incontro con un padre della Chiesa della Santissima Annunziata di Parma, che secondo la tradizione ospitò il progetto alchemico dei frati compiuto in quell’essenza di pregiata fattura. Immediata l’intuizione di Enfleurage® di raccogliere le note di questa fascinosa fragranza e trascriverle in chiave di gin, proponendole secondo il concetto di “profumo edibile”. In considerazione dell’estrema delicatezza del bouquet floreale selezionato, abbiamo scelto di abbinare all’infioraggio la tecnica della distillazione sottovuoto, che, mediante l’evaporatore rotante, garantisce la massima preservazione degli aromi ed una concentrazione superiore. L’antico e il moderno, e così l’universo del profumo e quello della distillazione, dialogano in sinergia per consegnarvi un prodotto speciale. Da Parma, Capitale Italiana della Cultura 2020-21, siamo lieti di presentarvi un gin fine, elegante, che con profondità di narrazione ha raccolto l’eredità storica, artistica e culturale della nostra città e ve ne omaggia attraverso complesse evocazioni sensoriali.

Le prime produzioni di Violetta di Parma interessano soprattutto gli estratti. In immagine, prime proposte di packaging che la Borsari & C. presenta al mercato del grande pubblico.

Successivamente la fragranza si arricchisce di più note olfattive, assumendo l’architettura di profumo complesso. Dettaglio sull’evoluzione del design dei flaconi di Violetta di Parma.

Il botanical 


La Duchessa è la più profumata tra le viole doppie.
La sua delicata bellezza perdura da novembre ad aprile ma l’apice della sua fioritura si esprime in primavera. I suoi fiori doppi, fitti e simili a rose in miniatura, sono color viola malva con cuore bianco.
Essa non è presente in natura e sopravvive, ieri come oggi, solo grazie a specifiche tecniche colturali. La numerosità dei petali ha infatti portato all’atrofizzazione di stami e pistilli e dunque alla sterilità della pianta. La propagazione della specie avviene dunque tramite stoloni o per divisione del cespo.